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Il latte in formula è tutto uguale? Risposte a una questione lattiginosa!

Mammarketing 25 giugno 2018
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Latte formula

C’erano una volta GOS e FOS, due piccolissimi amici dei bambini, che li aiutavano a crescere forti e sani. Su uno scivolo di latte, GOS e FOS arrivavano, senza distrazioni e senza sbagliare strada, dritti dritti dove c’era bisogno di loro, nel colon. Erano i vigili della flora batterica: indossavano cappello e fischietto per dirigere l’enorme traffico, facendo passare i microorganismi buoni e fermando quelli cattivi.

Meno male che ieri, a questo punto della storia, i miei bambini già dormivano e non mi hanno chiesto approfondimenti su cosa sia la flora o il microbiota!
Le nostre favole della buonanotte traggono spesso ispirazione da quello che ci succede durante la giornata o su cui sono focalizzata in certi momenti.

Grazie alla mia collaborazione con Mellin come Ambasciatrice My Mellin Blog, in questi giorni sto approfondendo il tema del latte di crescita. E mi sono appassionata a probiotici, prebiotici e alle differenze che ci sono nei latti formulati.

I latti formulati non sono tutti uguali

A partire dal latte materno, naturalmente, unico e inimitabile. Ma questo già si sapeva. La prima informazione che ho appurato – con non poco stupore – è che i latti non sono tutti uguali, a differenza di quanto ho sempre creduto e letto. In sintesi, la tesi su cui mi basavo era: dal momento che tutti i latti commercializzati in Italia devono rispondere e soddisfare regolamenti internazionali e nazionali previsti per la loro produzione, si assomigliano tutti.

Rispondere a un protocollo non vuol dire che siano tutti uguali. Le aziende che producono latte devono dunque rispettare le normative che impongono la presenza dei nutrienti importanti per la salute e lo sviluppo del bambino (carboidrati, proteine, grassi, vitamine e minerali…), vietano l’utilizzo di OGM e stabiliscono soglie molto basse di livelli tollerati di residui di inquinanti quali i pesticidi.

Il secondo aspetto da tenere in considerazione sono le caratteristiche nutrizionali: la normativa prevede alcune caratteristiche di base simili, ma anche alcuni ingredienti che le aziende possono scegliere di inserire o meno nella formula. Quella che mi ha maggiormente colpito è la miscela di prebiotici composta per il 90% da zuccheri GOS (galattoligosaccaridi a catena corta) e per il 10% da FOS (fruttoliosaccaridi a catena lunga), che possono influenzare favorevolmente l’equilibrio della microflora intestinale. 

Mellin latte di Proseguimento e di Crescita

Il latte materno, lo sappiamo benissimo, è l’alimento perfetto per il neonato: cambia nel corso del tempo per adeguarsi alle esigenze del bimbo che cresce, cambia anche nel corso di una stessa poppata, e cambia infine da madre a madre perché ognuna produce il nutrimento perfettamente rispondente alle esigenze del suo bambino.

La ricerca scientifica si inserisce in questo quadro di perfezione per trovare una risposta a tutte le situazioni in cui l’allattamento al seno non è possibile. Da oltre 30 anni è focalizzata sul gold standard, cercando di ricreare un latte quanto più simile a quello di mamma. Impossibile, visto quanto la ricetta di questo sacro graal sia sfuggente e mutevole, ma in base agli studi e alle scoperte, il latte in formula di oggi è decisamente migliorato rispetto a qualche decennio fa.

Mellin ad esempio ha sviluppato una gamma di latti di Crescita che le mamme possono scegliere, su consiglio del pediatra, per le diverse esigenze del bambino, da inserire all’interno di una dieta varia ed equilibrata.

Il Latte Crescita 3 (che usiamo noi!) adatto a partire dall’anno, oltre ad avere la miscela GOS FOS 9:1 ha un’aggiunta di ferro, fondamentale per il normale sviluppo cognitivo. Per dirla in numeri, 250 ml contengono  circa il 40% dell’apporto giornaliero di riferimento. Come il Latte Crescita 4, è fonte di calcio e vitamina D, che aiutano il sano sviluppo di ossa e denti, e fornisce un apporto bilanciato di proteine. Da poco è disponibile anche il Latte Crescita 3 con fibre, che aiuta i bambini fino a 3 anni ad assumere fibre. E’ ormai noto che molti bambini sono sovrappeso o addirittura obesi. E’ importante, quindi, lo sforzo di prevenzione e informazione messo in atto su molti fronti. Ed è per questo che sono fondamentali i primi 1000 giorni dei nostri bimbi: il periodo cruciale in cui si scrive il futuro biologico e di salute del bambino. Nei prossimi approfondimenti vi parlerò meglio di quanto sia importante non solo la nutrizione del qui e ora, tra curve di crescita e percentili, ma anche una corretta impostazione della dieta, affinché alcune carenze in periodi determinanti non lascino il segno sulla salute futura.

La mia esperienza con Mellin

Se sono arrivata a collaborare con Mellin è perché uso i suoi prodotti.

Alla soglia dei due anni, e allattamento materno per me ormai concluso, le nuove domande che mi pongo non riguardano più le annose questioni sul mio latte: basterà? Sarà nutriente? A richiesta? Devo dare un’aggiunta?

La mia esperienza di allattamento con Federico è durata un anno. Un faticoso anno in cui ogni volta che toccava il latte era come se venisse punto dal fuso della principessa Aurora, cadendo addormentato in un sonno profondo. Io che desideravo tantissimo allattarlo, forte di una esperienza precedente, ho frequentato consultori, chiamato ostetriche e consulenti di allattamento. Tutte molto preparate e tutte unanimi nel dirmi che lui sapeva attaccarsi benissimo (quando voleva 😀 ), che la forma del seno era perfetta e che il latte era tanto. Grazie all’abbondanza, sono riuscita ad andare avanti nell’allattamento tirandomelo giorno dopo giorno e poppata dopo poppata con il mio inseparabile tiralatte manuale. La mia determinazione mi ha fatto affrontare un lutto e un intervento chirurgico senza smettere di allattare, nonostante in entrambi i casi anche i medici mi dicevano che quasi certamente avrei dovuto smettere. E invece abbiamo spento la prima candelina decidendo insieme che era arrivato il momento di concludere l’esperienza. Gli ultimi mesi sono stati più facili, sia perché le poppate si erano ridotte sia perché ci siamo goduti dei momenti di bellissima simbiosi notturna grazie alla dritta dell’allattamento in posizione distesa, che con Matteo ignoravo, sia per l’integrazione di latte di proseguimento che si era resa necessaria.

La mia visione personale dell’allattamento non va comunque oltre l’anno. Può non essere un’opinione condivisa, non è un giudizio né una critica verso altre scelte, ogni caso è a sé, ma per me un bambino indipendente e autonomo, che esplora, inizia a parlare, magari non usa il ciuccio e sa prendere ciò che vuole, usare cucchiaino e forchetta, è pronto a trovare con la sua mamma un rapporto di affetto e di contatto diverso. Non potrei mai pensare di offrirgli il seno dopo un panino al prosciutto o mentre sta scavando le fondamenta della sua casa di fango e pietre! In un anno abbiamo perfettamente costruito anche noi, insieme, le fondamenta di un rapporto solido tra noi e di una crescita serena in relazione  agli altri, al cibo e al latte, senza tragedie e senza traumi.

Ora sono nella fase: Latte nel biberon o in tazza? Latte vaccino o di crescita? Se vaccino, intero o parzialmente scremato? Se di crescita, fino a quando? Liquido o in polvere? Quanti ml di latte al giorno devo prevedere in una dieta bilanciata?

Ho scoperto, grazie al pediatra, perché il latte vaccino potrebbe non essere la scelta più adeguata rispetto al latte di crescita nei primi due anni. Da uno studio su un gruppo di bambini tra 1 e 3 anni, è emerso che il latte di crescita, rispetto a quello di mucca, riduce i rischi di carenza di Ferro e di Vitamina D.

La mia scelta al momento è latte di crescita. Senza sapere tutte queste informazioni, io l’ho scelto sia perché il latte vaccino contiene molte proteine, che Federico assume già in discreta quantità con la carne, sia perché è povero di ferro, sia perché, e forse questa è la chiave, lui non lo ama. Ho fatto dei tentativi ma si guarda intorno perplesso e lo lascia dedicandosi ai suoi giochi. Lo fa anche quando provo a mischiarli ma sbaglio le percentuali dell’uno e dell’altro: si accorge subito che c’è un tentativo di “frode” in atto. Il suo senso del gusto lo ha portato a fare la scelta di quale latte bere. Anche questo conferma che i latti non sono tutti uguali. E così, dopo qualche prova, siamo approdati a Mellin 3, proprio come aveva fatto precedentemente suo fratello. Anche lui è passato al vaccino dopo oltre un anno di latte di crescita Mellin.

La scelta tra liquido e in polvere è stata invece nostra: liquido da sempre. Il latte in polvere, seppure più economico, è per i nostri ritmi e routine più impegnativo da portare e preparare. Lo ho provato lo scorso anno in vacanza in un villaggio turistico che aveva il baby ristorante e i prodotti Mellin in esclusiva, ma il latte liquido continua ad essere il nostro preferito. Quando ci spostiamo utilizziamo la confezione mignon da 500 ml, pratica e poco ingombrante. Di norma il formato da litro, che troviamo agevolmente nei supermercati, spesso anche in offerta. Conto di passare definitivamente al vaccino al compimento dei due anni.

Quanto alla tazza, è una bella battaglia: il latte in cui tuffare i biscotti è un momento molto divertente, anche se poi la quantità di latte che assume non è paragonabile a quella col biberon. Anche in questo caso ho un piano: dedicarmi durante l’estate a ritmi più slow e sforzarmi di rendere la colazione tutti insieme un momento quotidiano, non relegato solo ai weekend, nella consapevolezza che anche questo contribuisce al viaggio alimentare dei bambini e alle loro abitudini future.

Quanto alla favola della buonanotte, se avete idee sugli sviluppi fatemelo sapere, perché stasera prima di dormire i miei figli vorranno sapere come va a finire la storia di GOS e FOS!

[post in collaborazione con Mellin]


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