La collezione Fontana di bambole: un tesoro di Cagliari tutto da scoprire

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princess elizabeth

In questi giorni – ne avrete sentito sicuramente parlare – è nata Creatable World, la nuova linea di bambole personalizzabili per lasciare che bambine e bambini siano liberi nel gioco e senza stereotipi di genere. Mattel dichiara che “I giocattoli sono il riflesso della cultura”. Proprio seguendo il pensiero del simbolo culturale, voglio raccontarvi una storia di bambole made in Sardinia.

C’era una volta una casa delle bambole. E c’è ancora, a Cagliari!

Ci sarò passata davanti centinaia di volte, senza sapere cosa si nascondeva in un palazzo di via Pergolesi, a Cagliari.
C’era una casa molto carina, senza soffitto senza cucina… e senza letti! Solo bambole, così tante da occupare un’intera casa.

Ma se dico casa delle bambole, non dovete pensare a quelle che si collezionano pezzo per pezzo in edicola, o che si smontano e si mettono in una valigetta. No, una casa vera, brick and mortar, tanta è la grandezza di una passione che negli anni ha portato Maria Antonella Fontana a collezionare centinaia di bambole uniche, oltre a una quantità probabilmente incommensurabile di accessori in miniatura e giochi provenienti da tutto il mondo.

La storia di questa signora, che ha vissuto anche in Africa, con la fissa delle collezioni (oltre alle bambole colleziona anche perline di vetro, “viaggiate”, come si dice per le cartoline) non la conosco nei dettagli. Vi racconto quello che ho visto io con i miei occhi in poche ore. Certo, potreste immaginare una donna sopra la soglia della stravaganza con un hobby oneroso. Ma quello che colpisce subito è la sua preparazione e il desiderio di diffondere cultura. Perché parlare di bambole significa affrontare temi che vanno dalla storia alla geografia, senza trascurare spiegazioni di tipo economico, sociale e religioso. Bisogna avere spirito creativo e cultura a 360 gradi, per saper apprezzare un oggetto, a volte scovato in un mercatino in cui io di sicuro sarei passata dritta e incurante, oppure puntato a un’asta online e desiderato da chissà quanto.

E bisogna rimboccarsi le maniche, perché man mano che la collezione cresce bisogna dedicarle tempo, trovarle una collocazione, dedicarsi al restauro, che va da lavori di falegnameria a sartoria a bricolage. Ecco, una stanza un po’ diversa dalle altre in questa casa c’è: il laboratorio, dove le teste si ricongiungono ai busti, e i calzini si ritrovano in coppia (cose che manco nella vita reale!).


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Bambole dal 700 ai giorni nostri

Perché lo sapete, voi, che c’è un motivo se la testa di una bambola ha un buco per permettere l’incastro del collo, o se invece è il collo che va a posizionarsi un un’apertura  del busto?

Nei paesi freddi, in zone di montagna, una volta le famiglie dedite all’agricoltura e alla pastorizia, d’inverno, lavoravano il legno o altri materiali e realizzavano, tra le altre cose, teste di bambole, tutta la famiglia insieme davanti al fuoco. Da qualche altra parte, davanti ad altri fuochi, delle mamme o le donne della famiglia realizzavano bamboline di pezze e stracci, a cui mancava solo la testa. Le fiere erano l’occasione per completare l’opera e far felici le bambine.

Ma è solo una delle tante storie con cui Antonella saprà rapirvi e in men che non si dica saranno passate tre ore e voi vorreste fare ancora mille domande.

Sulla differenza tra una bambola Hummel e una Leccese, perché all’improvviso, come per magia, anche voi imparerete a distinguerle, chiederete il permesso di toccare un visino che vi sembra porcellana e invece è gofun, e l’occhio si abituerà in fretta a riconoscere una bambola lucida da una setosa ma opaca.

Vi innervosirete in difesa della piccola Lilli a cui Barbie ha rubato l’impero.

Vi stupirete di fronte a una Topsy Turvy, un’americana doppia, una bambola bianca che, capovolta, diventa un’africana nera. O finalmente troverete la risposta al perché le bambole nere, che magari una volta avete ricevuto insieme a un pacco di nougatine, hanno sempre gli occhi azzurri.

Storie di colonialismo e storie di culture in cui, ancora oggi, l’anello di fidanzamento è una bambola che l’uomo prepara per la sua futura sposa. Così come alla bambola viene affidata la preghiera di fertilità in tanti modi davvero toccanti.

Ma, cambiando mattonella e vetrina, in un attimo vi ritroverete in un altro angolo di mondo: lo sapevate che la Matrioska non nasce in Russia come souvenir, ma è stata inventata in Giappone da un Monaco russo, come bambola contadina e simbolo di fertilità?

E che il panno lenci, con cui sono fatte tante bambole, deve il suo nome alla ditta Lenci, che ha una storia incredibile (che si intreccia anche con quella sarda) che meriterebbe un post a parte?

Bambole arrivate nel primo dopoguerra cariche di sorrisi e di colori, realizzate in un materiale decisamente maneggiabile (seppure super curate nei dettagli e costose) rispetto a quelle in porcellana che si potevano guardare ma non toccare?

E quanta forza culturale ha avuto Cicciobello che è stato prodotto anche in versione afro e cinese, per far conoscere ai bambini che il mondo è così diverso e vario?

O infine, che esistevano delle bambole (bruttine in verità) che si chiamano Frozen Charlie,* destinate ai bambini ricchi per avere compagnia durante il bagnetto nelle bagnarole?

Girar come fossi una bambola!

Le bambole più antiche in effetti per me sono sempre state inquietanti, le ho sempre trovate brutte, tetre, dallo sguardo triste, con abiti orrendi, proprio l’oggetto tipico che associavo alle case degli anziani. Le bambole rotte o rovinate fanno poi parte dell’immaginario che alcuni film hanno contribuito a costruire (sono troppo pop se cito Annabelle o Chucky?).

Devo dire che questa esperienza mi ha aperto gli occhi su un modo nuovo di guardare a certi oggetti, al loro significato, al pezzo di storia e storie che si portano dietro, ai dettagli e ai materiali di cui sono fatti, alla bellezza che può non essere oggettiva, ma soggettiva certamente. Se prendiamo una LOL, in effetti, dalla soggettività al marketing è un attimo!

Antonella Fontana non conosce la noia né la tristezza, è un’eterna bambina! Solo un pensiero triste mi è sembrato annuvolare per qualche attimo i suoi racconti: cosa succederà alle sue bambole dopo di lei?

Non so dire quanto questo luogo sia o meno a misura di bambino (lo spazio è poco, insufficiente direi, e si può guardare ma non toccare!). A misura di ex bambini certamente!

Antonella mi è piaciuta da subito perché è una performer! La visita diventa uno spettacolo, una messa in scena di una trama che si definisce insieme al suo spettatore, alle sue curiosità, ai ricordi che porta in questa casa, finalmente iscritta all’Associazione Nazionale dei Piccoli Musei. Chissà che, iniziando a visitarlo e facendolo conoscere, questo patrimonio non inizi un girotondo con progetti affini o venga intercettato da una location più adeguata che possa ospitarlo e farsi spazio di gioco e cultura che dia nuovi spunti a turisti, a studiosi e alle famiglie di Cagliari.

Collezione Fontana di bambole e giocattoli
Visite gratuite su appuntamento. Per info:
email: Effe.anton@gmail.com
Tel.: 3474187515


FOTOGALLERY: COLLEZIONE FONTANA DI BAMBOLE E GIOCATTOLI


princess elizabeth

Non ci crederete ma questa è la bambola creata in onore della Regina Elisabetta! Anzi, è la princess Elizabeth all’età di 3 anni!

Le bamboline nere, dai tratti indifferenziati fra europei ed africani e occhioni azzurri. Si tratta di un unico stampo per bambole poi immerse nei diversi colori.

Anche le bambole suore hanno una storia molto affascinante

Questo bambolotto, automa da vetrina, arriva dritto da una reclame americana dei primissimi pannolini in commercio negli USA.

Dettagli di un salotto in miniatura.

I giochi che i bambini in Etiopia realizzano con… niente! Sono meravigliosi da vedere dal vivo. Questa macchinina è stata completata con un pezzo di Meccano, recuperato chissà dove – a proposito di Meccano… stay tuned! –

Frozen Charlie, Charlotte: nome usato per descrivere una forma specifica di bambola di porcellana fatta dal 1850 al 1920 circa. Le bambole hanno avuto una notevole popolarità durante l’epoca vittoriana.

E poi Mickey Mouse…

Lo vedete Napoleone?

Antonella è impegnata in un complesso lavoro di catalogazione delle sue bambole e di tutti i giocattoli e gli accessori che custodisce. Quanto ci metterà a completare l’opera?

Non solo bambole, ma anche automobili fantastiche

Se vai in visita, da questa foto sarai in grado di riconoscere una bambola Guacci!

“Lady” Lenci e “bambine” Lenci

Bambole Lenci con costume sardo e teatrino di marionette realizzato dal papà di Antonella

Anche nel’700 ci si divertiva tra giovani alle feste! Questa bambola tra le mani di Antonella ha una gonna fatta di fogli: è l’antica versione di “dire-fare-baciare-lettera-testamento”!

Collezione Fontana di bambole e giocattoli

Lilli, l’antenata di Barbie, e una Peggy McHall, bambola utilizzata per insegnare la sartoria

Antonella nella sua casa di bambole

Bambola italiana, in cartapesta, leccese

Un angolo del piccolo museo della collezione Fontana

Valigetta bambola “Antonella”. Un caso? 😉

Antonella e le sue bambole

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