Avventura tra i ghiacci: gita al museo di Sa Corona Arrubia

Burian 2 ci ha sfidato col freddo. Noi abbiamo accettato la sfida e abbiamo rilanciato con una “Avventura tra i ghiacci“.

Domenica siamo stati al Museo di Sa Corona Arrubia, Museo Naturalistico del Territorio “G. Pusceddu”, per immergerci nei paesaggi e nelle temperature polari di una mostra che sarà visitabile fino a giugno.

Ma procediamo con ordine.

Cos’è e dov’è Sa Corona Arrubia.

Si tratta di un corsorzio di 20 comuni nato con la voglia di mettere a fattore comune le risorse archeologiche, storiche e ambientali presenti nel territorio, per proporre un’offerta integrata nel mercato del turismo regionale, nazionale e internazionale. L’idea di base è far capire che la Sardegna non è solo mare, far conoscere la Marmilla come destinazione e creare un’economia che da prevalentemente rurale viri su cultura e turismo. La corona rossa prende ispirazione dal colore dei licheni che ricoprono questo bel territorio.

La mostra “Avventura tra i ghiacci. Pole Position”

Si tratta di un percorso alla scoperta di flora e fauna di Artide e Antartide, i luoghi dove maggiormente si stanno ripercuotendo gli effetti dei cambiamenti climatici. L’impatto visivo è bellissimo e la mostra è super moderna e curata in ogni minimo dettaglio.

Vi dico subito che è una visita molto didattica, e decisamente adatta a bambini più grandicelli dei miei, diciamo dalle elementari. E infatti al di sotto dei 6 anni non si paga, perché si immaginano piccoli ospiti sporadici al seguito di fratelli maggiori e comitive. Il nostro era un bel gruppetto di bambini piccoli, ma per loro qualsiasi cosa, presentata e seguita nel modo giusto, può essere affascinante e divertente.

Il problema era resistere alla tentazione di toccare orsi giganti, pinguini e pellicce di volpe, oltre a schiacciare pulsanti per ascoltare i versi e far partire esperimenti dislocati nel percorso prima che la guida potesse illustrarceli.

Le scolaresche sono il tipo di utenza ideale, possono ascoltare la guida che descrive le immagini e i pannelli didattici, e sperimentare quanto ascoltato con tanti piccoli giochi: pedalare su una cyclette per far spostare l’asse terrestre, scoprire i campi magnetici dei poli, studiare le proporzioni tra terra emersa e sommersa in numeri di palline da ping pong, imparare la differenza degli stati della materia da solido a liquido a gassoso, scoprire a quali temperature può resistere un animale dotato di pelliccia, di squame o di strati di grasso, capire perché la neve è bianca e così via…

Le ultime due sale sono le più affascinanti, perché ad attendere i visitatori ci sono non solo i pinguini e una fedele riproduzione della tundra artica con i suoi abitanti, ma l’orso polare bianco, il più grande carnivoro al mondo, un narvalo, un pesce che emerge dalle gelide acque con il suo mitologico lungo corno, e un simpatico tricheco con le sue gigantesche zanne. Il tutto su uno strato di ghiaccio e neve riprodotto con tecniche da effetti speciali cinematografici.

Il museo, che racchiude ed è circondato da grandi spazi verdi, ha anche delle mostre permanenti: si tratta di tre sezioni tematiche (antropica, botanica e faunistica) la cui grande protagonista è la Sardegna e con cui si intende stimolare la curiosità dei visitatori in modo semplice ma scientificamente corretto. A queste si affiancano anche i servizi didattici e laboratoriali che gli operatori del Museo possono mettere in atto, per adattarsi alle esigenze di ogni fascia di età.


La mattina è trascorsa velocemente, e il pranzo è stato una vera ciliegina sulla torta.
Ci siamo fermati a Siddi, da zia Luciana, scovata tra le recensioni del web come la regina dei ravioli.

Un posticino piccolissimo, gestito da lei, instancabile ai fornelli, e da suo marito Gianni, che si occupa di curare e gestire gli ospiti.
Ci è sembrato di andare a trovare i nonni in paese: un’atmosfera familiare e un pranzo genuino e ottimo, come da aspettative. Vi straconsiglio i ravioli limone e zafferano, di cui ho chiesto una scorta personale. Zia Luciana ci ha riempito di ravioli, uova fresche delle sue galline per i nostri bambini e dolci sardi rimasti a tavola da rigustare a pancia vuota, una volta tornati a casa.

Il momento più divertente è stato quando Federico è andato in braccio a Gianni che, come un pifferaio magico ha raccolto tutti i bambini e li ha portati in una stanza segreta dove aveva una collezione di pappagallini dai colori semplicemente splendidi.

In questa zona c’è Turri, dove si è da poco conclusa Tulipani in Sardegna, c’è Tuili con la Sardegna in miniatura, ci sono tombe di giganti e aree archeologiche tutte da scoprire. C’era anche una seggiovia, proprio davanti al museo, nell’anfiteatro naturale compreso fra i territori di Villanovaforru e Collinas e che portava sulla Giara di Siddi per delle belle passeggiate, ma che purtroppo ora è caduta in disuso.

Insomma, c’è ancora molto da scoprire e di sicuro torneremo in esplorazione!


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